AGROALIMENTARE,FAVA: FACCIAMO CONOSCERE A CINA NOSTRO MODELLO DI QUALITA’

L’assessore regionale all’Agricoltura
Gianni Fava ha incontrato oggi in Regione una delegazione in
rappresentanza del Ministero dell’Agricoltura della Repubblica
Popolare Cinese, nell’ambito di una presentazione generale
dell’agricoltura lombarda, con un focus in particolare sul
mercato suinicolo e del latte.
“Una mattina di confronto utile per illustrare il nostro modello
agricolo – ha detto Fava -, che vanta il primato in Italia, la
cui filiera si colloca ai vertici in termini di produzione a
livello europeo”. “Con la delegazione – ha precisato l’assessore
– abbiamo verificato condizioni e possibilita’ di scambio
commerciale in alcuni ambiti, in particolare per quello che
riguarda il comparto delle carni suine che ha subito barriere e
veti ingiustificati sotto il profilo igienico sanitario, e il
latte, la cui domanda e’ forte in particolare per quanto riguarda
il biologico”.

SUINI – “Vogliamo tornare ad avere una produzione suinicola
‘autosufficiente’ – ha auspicato Fava – dalla nascita fino alla
produzione delle carni. Questo per garantire qualita’ genetica,
sicurezza alimentare e salute del prodotto. Quello cinese e’ un
mercato a cui guardiamo con interesse per esportare prodotti
alimentari di qualita’, uno sbocco ideale per quelle parti di
prodotto che non sono destinate alle Dop”.

I DATI – La produzione agroindustriale regionale, che vale 13,7
miliardi di euro, e’ il 16,3% di quella nazionale. La Lombardia
produce il 45 % del riso italiano, il 44% di latte, il 40 % di
carni suine. Lombardia e Piemonte rappresentano il 92 per cento
della produzione di riso in Italia, Paese che si conferma il
primo produttore europeo, con 123 mila ettari. “Con la piu’
grande biodiversita’ a livello mondiale – ha ricordato Fava -.
Piccole estensioni con grande varieta’ richieste sul mercato
europeo, in particolare per quanto riguarda il riso biologico”.

LATTE – “Nonostante l’attuale fase difficile – ha spiegato Fava
– abbiamo registrato interessanti richieste di biologico da
operatori cinesi, o di altri paesi presenti in quel paese.
Un’apertura del mercato che sta facendo ripensare le aziende
nostrane potenzialmente interessate anche al ‘bio’. Stiamo
parlando di un latte a lunga conservazione, diverso da quello
che la Cina importa in polvere. Noi siamo interessati ad
allargare l’export di latte con un buon livello di digeribilita’.
Su questo ci sono alcune aziende lombarde che stanno lavorando a
un progetto. Siamo in grado di garantire la sicurezza sul latte
grazie a 20 mila controlli giornalieri, nelle 7000 stalle
lombarde”. (Lnews)

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